BENVENUTI!

In questo sito potete trovare ampia disponibilità di materie plastiche e tutte le informazioni che cercate riguardo alle loro caratteristiche, all’impiego ed alla loro lavorabilità.

Vedremo le caratteristiche dei materiali più utilizzati e la loro applicabilità.

Il vantaggio che troverete in questo blog è quello di coniugare i servizi proposti dalla società che rappresento (lavorazione o fornitura di materiali plastici) alla possibilità di ricevere assistenza tecnica ed informazioni utili per impiegare al meglio questi prodotti sul vostro impianto o macchinario!

Considereremo alcuni parametri fondamentali da tener ben presenti quando si sceglie un materiale plastico, come ad esempio la temperatura, le tolleranze, la densità  o il peso specifico.

Vi fornirò assistenza per individuare il materiale più idoneo alle vostre necessità

Vedremo le tipologie di lavorazioni che possiamo effettuare nell’officina dell’azienda da me rappresentata e quelli che saranno i futuri sviluppi.

Vi fornirò le schede tecniche dei vari materiali e vi potrò far avere la sigla commerciale di un materiale partendo da quella che avete in mano (che spesso viene modificata dai produttori delle materie prime per rendere difficile ai concorrenti la rintracciabilità del materiale).

Daremo una panoramica sul nostro magazzino di materie prime (semilavorati).

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Buona navigazione!

 Stefano De Grazia

Marchio Stefano De Grazia 300x300

 

Estrusione

Oggi vorrei vedere il primo di alcuni trattamenti che vengono svolti sulle materie plastiche: l’estrusione

Oltre a questo sistema, che viene utilizzato per produrre semilavorati in formato lastra o barra, esistono anche lo stampaggio, la colata e la termoformatura.

Come detto, in questo articolo ci occuperemo del processo di estrusione.

L’estrusione consiste nel forzare il materiale da formare in una sagoma così che questo prenda la forma desiderata. Nel caso specifico delle materie plastiche, il prodotto viene caricato in una tramoggia sotto forma di granuli e fatto cadere in un cilindro contenente una vite. Il cilindro è piuttosto caldo per far si che il materiale raggiunga uno stato “Pastoso” . A questo punto, la combinazione del materiale che si trova in una condizione di alta malleabilità, e la vite che spinge il materiale stesso, fa si che quest’ultimo transiti attraverso una matrice che riprende la forma che dovrà assumere il pezzo finito.

Estrusore

In questo modo si ottengono pezzi piuttosto compatti ed omogenei. Le lastre o le barre tonde che si vedono nelle pagine di questo sito, sono per lo più realizzate con questa tecnica.

E’ ovvio che la temperatura alla quale sarà riscaldato il corpo dell’estrusore andrà in funzione del materiale che devo estrudere. Infatti sceglierò la temperatura in base alla resistenza che presenta un materiale piuttosto che un altro.

Estrusore 2

 

 

 

 

 

E’ un ottimo sistema per ottenere pezzi di grandi dimensioni e di forme semplici (come lastre o barre tonde) senza l’obbligo di dover ricorrere alla realizzazione di uno stampo che ha costi decisamente elevati e ammortizzabili solo in caso di lotti di produzione assai elevati.

Va considerato che è un sistema piuttosto lento; infatti per ottenere una barra da 3 o 4 metri di Polietilene, ad esempio, ci vogliono diverse ore. Infatti gli impianti di estrusione, per guadagnare tempo, vengono fatti funzionare 24h al giorno!

Infine si parla di coestrusione quando diversi materiale vengono miscelati fin dalla tramoggia per poi uscire dalla matrice.

Gli estrusori per la plastica differiscono da quelli per i metalli in quanto quelli per i tecnopolimeri presentano, all’interno del corpo estrusore, una vite senza fine che è quella che spinge il materiale verso la matrice; per i metalli invece, al posto della vite è presente un pistone idraulico che spinge il materiale verso la sagoma. Oppure la matrice è incorporata nel pistone stesso ed il materiale estruso fuoriesce dalla parte opposta rispetto al senso di spinta del pistone.

Tra gli estrusori per la plastica esistono quelli monovite e quelli bivite.

Per ricevere maggiori informazioni o per qualsiasi altra necessità, compilate il formo qui sotto ed inviatemi i vostri commenti o domande.

A presto!

Polimerizzazione

Nel campo delle materie plastiche, spesso si sente parlare anche del nome polimero o tecnopolimero.

Cosa significa? 

Il polimero è una molecola ad alto peso specifico formata da tante altre molecole (uguali o diverse) messe insieme tramite dei reagenti utilizzati nel procedimento di polimerizzazione.

E che cos’è il processo di polimerizzazione?

La polimerizzazione è un processo chimico che porta delle molecole, fatte reagire con determinate sostanze e sotto l’effetto della temperatura più o meno alta che porta tali molecole a fusione reversibile, a formare delle macromolecole (cioè delle molecole più grosse) concatenate tra loro e chiamate catene polimeriche.

Esistono due principali tipi di polimerizzazione:

  • Polimerizzazione a catena
  • Polimerizzazione a stadi

Nella polimerizzazione a catena, con cui viene ad esempio realizzato il polietilene PE, di cui parlo nell’articolo al link http://www.materieplastiche.info/blog/2015/10/26/polietilene-pe-2/ , si crea un ambiente ad elevata temperatura o pressione che insieme a dei reagenti (detti anche iniziatori), fanno si che la molecola cambi la sua conformazione lasciando spazio ad alcune molecole del reagente.

Ci sono diverse fasi da percorrere affinchè si arrivi ad ottenere il polimero; essendo queste fasi, concatenate tra loro, cioè una dipendente dalla precedente, ecco che si parla di polimerizzazione a catena.

La polimerizzazione a stadi invece, con la quale si ottiene ad esempio il Nylon (Pa 6) a questo link , fa si che si utilizzino due sostanze chimiche che presentano molecole reagenti tra loro, per cui non ci sarà bisogno di utilizzare un reagente. La catena di molecole ottenuta per reazione, formerà così il polimero. 

A seconda del metodo utilizzato, si otterranno polimeri con caratteristiche differenti tra loro, ad esempio:

  • Fibre
  • Polimeri termoindurenti
  • Polimeri termoplastici
  • Elastomeri

Le fibre sono realizzate per polimerizzazione di composti di natura organica come il petrolio

I polimeri termoindurenti, sono polimeri ottenuti da due fasi: la prima di reazione chimica per creare la struttura reticolare del polimero e la seconda in cui avviene uno stampaggio a  caldo affinchè il reticolo appena creato mantenga rigidamente la sua forma nel tempo; ne consegue che il polimero creato ha un’elevata durezza e resistenza alla temperatura ma anche un’alta fragilità. Questi polimeri non sono reversibili, pertanto una volta ottenuti non possono più essere riscaldati per farli tornare alla fase iniziale. Inoltre se si tentasse questo procedimento, il termoindurente reagirebbe dando inizio ad una sua degradazione chimica.

I polimeri termoplastici, a differenza di quelli termoindurenti, hanno una struttura non reticolare e quindi le loro molecole formano una catena poco ramificata che rende il termoplastico meno rigido del termoindurente. Ciò significa che il termoplastico può essere riscaldato per renderlo malleabile e per fargli assumere la forma desiderata. Da tener presente che ad ogni riscaldamento del termoplastico, questo perde un pò delle sue caratteristiche. Una volta stabilizzati, presentano discrete caratteristiche elastiche; se sottoposti a lievi deformazioni, ritornano nella posizione iniziale una volta che gli viene tolto il carico.

Gli elastomeri infine, sono polimeri che hanno caratteristiche simili a quelle della gomma. Infatti possono essere sottoposti a elevate deformazioni e poi riescono a tornare nella condizione iniziale una volta rimessi a riposo. Esistono gli elastomeri termoplastici i quali, una volta sottoposti a calore, possono essere modellati come si vuole, mentre gli elastomeri termoindurenti mantengono la caratteristica di reversibilità se sottoposti a deformazione, ma una volta scaldati non possono essere rimodellati.

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A presto! 

 

 

Caprolattame

Il caprolattame, è il materiale di base che viene utilizzato per la produzione del Nylon 6 (Pa 6). E’ formato da molecole di lattame, cioè un solido di composizione basica solubile in acqua (e igroscopico) che a temperatura ambiente si presenta sotto forma di scaglie bianche, e da ammine, che sono dei composti organici che contengono azoto (sono derivati dall’ammoniaca).

Dalla polimerizzazione del caprolattame nasce il Pa 6 (Nylon 6).

Il caprolattame è un materiale irritante ed è leggermente tossico, tant’è che nel 1991 era stato inserito tra le sostanze inquinanti dalla Stati Uniti Clean Air Act . Nel 1996 fu tolto da questa lista però ancora oggi, per essere maneggiato, le persone devono avere un equipaggiamento corretto e non possono venire a contatto con più di 1 mg/m^3 di polveri o vapori di caprolattame durante le 8 ore lavorative.

Negli anni ’90 era stato giudicato addirittura cancerogeno.
Il caprolattame viene anche utilizzato, previo opportuni trattamenti chimici, nell’industria farmaceutica data la sua composizione basica e la sua solubilità in acqua.

Il Policaprolattame è il Nylon 6 (Pa 6). Ma perché 6? Perché nel processo di polimerizzazione del caprolattame, quest’ultimo presenta 6 atomi di carbonio e da qui abbiamo il Nylon 6. Per polimerizzare il caprolattame bisogna scaldarlo a 250°C in ambiente inerte in cui è presente azoto per 4 o 5 ore. Si forma una massa fusa che viene fatta passare per delle filiere fino a formare le fibre di Nylon 6 (quelle utilizzate nell’industria tessile).

Ma che cos’è la polimerizzazione? Lo vediamo in un altro articolo…

Chiamato anche Poliammide, ha avuto anche numerose altre denominazioni come Nylatron, Ultramid ecc.

Per ricevere maggiori informazioni riguardo il caprolattame, contattatemi compilando il form qui sotto.

A presto!

La storia delle materie plastiche

Film
Film

Ma come si è arrivati alle materie plastiche che oggi tutti noi conosciamo?

Quali evoluzioni hanno avuto questi materiali?

A quando risale la scoperta della plastica?

Ci sarebbero tante altre domande a cui poter rispondere, però vediamo in generale una breve panoramica per capire qualcosa di più su questo mondo

In realtà, la scoperta della plastica deriva da un’esigenza piuttosto curiosa: nel 1860, al tipografo e inventore statunitense John Hyatt fu commissionato il compito di ricercare un materiale differente all’avorio per costruire le palle da biliardo; fu così che scoprì la celluloide, creata da Alexander Parks e brevettata nel 1869 negli Usa.

Anche in Inghilterra Daniel Spill brevettò in quel periodo la Xylonite, materiale del tutto simile alla celluloide.

Dopo una disputa a livello internazionale, il brevetto dell’invenzione fu riconosciuto ad Alexander Parks.

Realizzata unendo nitrocellulosa di azoto e canfora, fu utilizzata per numerose applicazioni come pellicole fotografiche, occhiali per maschere antigas e nel 1938 addirittura era tra i componenti del primo computer della storia.

Data la sua lata infiammabilità, venne pian piano messa in disuso per lasciare spazio a materiali più performanti e sicuri. L’attuale evoluzione della celluloide è il polietilene tereftalato (PET), chiamato anche arnite e già spiegato nell’articolo al link http://www.materieplastiche.info/blog/2016/03/17/pet-arnite/ .

Agli inizi del ‘900 il Dott. Baekeland, sempre negli USA, scoprì la bachelite, un composto molto duro e modellabile se sottoposto a calore. Questa scoperta, lanciò lanciò la grande era della plastica.

Nel 1926 Waldo Semon introduce i plastificanti per la sintesi del PVC, che trae le sue origini dal cloruro di vinile osservato da Henri Victor nel 1835 e da Eugen Baumann nel 1872 i quali trovarono una massa bianca dentro a bottiglie di cloruro di vinile lasciate al sole. Il merito di Waldo Semon fu quello di rendere il cloruro di vinile più lavorabile aggiungendo degli additivi plastificanti.

Nel 1928 vediamo lo sviluppo del PMMA (Acrilico)

Importante sottolineare che nel 1935 Wallace Carothers scoprì il Nylon (Pa 6) o Poliammide, fibra artificiale tutt’oggi molto impiegata e che si può trovare anche al link http://www.materieplastiche.info/blog/2015/11/16/nylon-pa6/ . Nei laboratori della Du Pont, Carothers sintetizzò l’acido adipico e la esametilendiammina realizzando così il Nylon Pa 6. Da qui poi diversi ricercatori crearono le varianti che tutt’oggi conosciamo del nylon.

Nel 1938 viene polimerizzato il PTFE (noto anche come Teflon) da Roy Plunkett. Tale scoperta fu una casualità: Plunkett notò all’interno di una bombola occlusa, del tetrafluoroetilene di cui si accorse subito anche della sua resistenza agli agenti chimici; di lì a poco la Du Pont brevettò il Teflon e nel 1954 la Montecatini produsse il PTFE col nome di Algolon.

Nel 1953 il tedesco Karl Ziegler sintetizza il Politilene PE, Tutt’oggi i maggiori produttori di PE sono proprio le aziende tedesche. Già nel 1898, per pura casualità era stato sintetizzato il PE. Poi però i processi di catalisi che portano alla realizzazione perfezionata di questo tecnopolimero furono messi a punto solo nel 1953. Oggi il Polietilene è uno dei maggiori materiali plastici utilizzati; in questo blog potete trovare numerosi articoli relativi al PE, come ad esempio http://www.materieplastiche.info/blog/2015/10/26/polietilene-pe-2/ .

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A presto!

Peek

Buongiorno,

oggi vediamo un materiale plastico abbastanza particolare ma piuttosto conosciuto ed utilizzato: il Peek.

La sua denominazione è Polietereterchetone ed è un polimero semicristallino appartenetente alla famiglia dei tecnopolimeri ad alte prestazioni, i superpolimeri .

La sua principale caratteristica è la resistenza ad elevate temperature; infatti può essere utilizzato in applicazioni fino a +260°C o anche fino a – 60°C.

Inoltre presenta eccellenti doti di resistenza meccanica e chimica e queste caratteristiche è in grado di mantenerle fino ai punti massimi delle temperature sopra riportate.

A 143°C subisce una fase di transizione vetrosa per poi stabilizzarsi fino alla massima temperatura. E’ un tecnopolimero che fonde a 343 °C.

Essendo così resistente alla temperatura, ha un’ottima stabilità dimensionale, è difficilmente infiammabile ed è soprattutto autoestinguente (tende quindi a non fare fiamma ma piuttosto a carbonizzarsi).

Meccanicamente ha ottime caratteristiche; infatti presenta elevata rigidità e durezza ed ha un’altissima alla flessione ed alla trazione.

Grazie alla sua tenacia, è molto ben lavorabile alle macchine utensili sia da tornio che da fresa a più assi.

Ha una buona resistenza agli agenti chimici, è dielettrico ed è utilizzabile nel settore alimentare.

Adviplast - peek 2

Il programma commerciale del Peek comprende:

  • Peek naturale estruso in barre o in lastre di colore naturale beige
  • Peek MOD di colore nero che presenta l’aggiunta di additivi che ne aumentano la scorrevolezza
  • Peek + GF 30 presenta l’aggiunta al 30% di fibre di vetro che ne aumentano la resistenza all’abrasione

Il Peek naturale, ottenuto per estrusione, viene impiegato maggiormente per realizzare parti di forni industriali, parti di attrezzature mediche, isolanti, ingranaggi, leveraggi, anelli di tenuta.

La nostra disponibilità comprende:

Barra PEEK naturale
Lunghezza: 1.000 – 3.000mm
Diametro: da 5 a 200mm
Lastra PEEK naturale
Formato: 620x1000mm – 620x 3.000mm
Spessore: da 5 a 100mm
Manicotto PEEK
Formato a richiesta
Colori: naturale beige

Il Peek Mod invece, presenta le caratteristiche di base di quello naturale, ma grazie all’aggiunta di additivi come il PTFE e la grafite, questo materiale plastico è in grado di avere un coefficiente d’attrito più basso e quindi una maggiore scorrevolezza.

Viene impiegato  per la costruzione di pattini, cuscinetti a strisciamento (detti boccole), piastre pulegge e anche rulli.

Viene fornito solo in barre e la nostra disponibilità prevede:

Barra PEEK MOD
Lunghezza: 3.000mm
Diametro: da 10 a 80mm
Colori: nero

Il Peek+GF 30 è, come detto, un polimero che presenta nella sua struttura un’aggiunta di fibre di vetro (GF infatti sta per glass fiber) al 30%. Quindi, il 30% della sua struttura molecolare è composto da fibre di vetro.

In questa conformazione il Peek è in grado di resistere maggiormente all’abrasione ed all’usura. Risulta superiore anche la resistenza a trazione e a torsione.

Questo tecnopolimero caricato, non è però idoneo al contatto con alimenti.

Viene impiegato ad esempio per realizzare perni, pulegge o piastre anti usura. 

Il nostro programma di vendita prevede:  

Barra PEEK GF 30
Lunghezza: 3.000mm
Diametro: da 10 a 100mm
Colori: nero

Fortunatamente questo materiale plastico non ha subito grandi variazioni di nomi commerciali; resta comunque disponibile la mia tabella alla conversione dei maggiori nomi commerciali dei tecnopolimeri al link http://www.materieplastiche.info/scheda-ptfe/nomi-commerciali-materie/

Per ottenere maggiori informazioni, avere in OMAGGIO la scheda tecnica del peek o per lasciare un commento a questo articolo, registratevi compilando il breve form qui sotto, sarò lieto di darvi tute le informazioni di cui avete bisogno!

A presto!

PPS + GF40

Buongiorno, oggi vediamo la variante al polifenilsulfide PPS, il PPS+GF40.

PPS - Polifenilsulfide 2

E’ un materiale plastico appartenente sempre alla categoria dei superpolimeri ed a differenza del polifenilsulfide, presenta delle cariche in fibra di vetro al 40% che ne aumentano la scorrevolezza.

Essendo un superpolimero, rimane la sua caratteristica di idoneità alle alte temperature.

E’ disponibile solo in barre tonde di colore nero.

I formati disponibili sono:

Barra PPS GF40
Lunghezza: 3.000mm
Diametro: da 20 mm a 50 mm
Colori: nero

Per ricevere in OMAGGIO la scheda tecnica del PPS+GF40, per avere maggiori informazioni circa questo materiale plastico o per lasciare un commento, registratevi compilando il breve form qui sotto.

A presto!

PPS – Polifenilsulfide

Buongiorno a tutti,

oggi vediamo il tecnopolimero appartenente alla categoria dei superpolimeri denominato polifenilsulfide.

PPS - Polifenilsulfide 2

E’ un materiale plastico ottenuto per estrusione che ha come principale caratteristica, la resistenza ad alte temperature, caratteristica che accomuna i superpolimeri.

Il PPS naturale che descriviamo in questo articolo, si presenta di colore bianco – grigiastro ed è solo disponibile in barre tonde.

E’ impiegabile in applicazioni fino a 240 ° C ed ha un’ottima rigidità.

Viene utilizzato per realizzare componenti come ventole o giranti per il settore automobilistico o per quello delle pompe industriali e comunque sempre dove la temperatura alta riveste un’importanza determinante.

Ha un costo piuttosto elevato perciò i campi di utilizzo devono essere specifici e ben ponderati.

I formati disponibili sono:

Barra PPS naturale
Lunghezza: 3.000mm
Diametro: da 20 mm a 80 mm
Colori: naturale

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A presto!

Poliuretano 90 Sh

Il poliuretano 90 Shore è un tecnopolimero realizzato per centrifugazione o per colata.

Unisce ai vantaggi delle gomme naturali e sintetiche, quelli dei materiali plastici di tipo poliammidico.

Poliuretano 2

E’ un materiale plastico flessibile e resistente agli agenti chimici, agli oli, ai grassi ed alla benzina. 

Ha anche ottime caratteristiche meccaniche in quanto resiste molto bene all’abrasione, al taglio ed allo strappo; inoltre resiste molto bene alle basse temperature ed all’invecchiamento.

Si presenta in lastre e barre tonde di colore rosso o marrone ma si possono avere anche altri colori su richiesta.

Viene applicato in applicazioni sia con basse temperature sia a quelle alte non superiori agli 80°C.

Viene impiegato per rivestire ruote per carrelli elevatori, per realizzare particolari antiusura ( per esempio di ascensori o di macchine edili e stradali), molle per stampi, tamponi per ammortizzatori, paracolpi.

Poliuretano

 

I formati disponibili sono:

Barra Poliuretano 90 sh
Lunghezza: 500mm
Diametro: da 10 mm a 160 mm

Lastra Poliuretano 90 sh
Formato: 500×3.000mm
Spessore: da 1mm a 20mm
Colori: rosso-marrone

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A presto!

PVC rigido trasparente

Dopo il PVC flessibile trasparente, vediamo ora quello rigido trasparente.

PVC rigido trasparente

La prima differenza, lo dice il nome stesso, è che questo tecnopolimero presenta un livello di rigidità nettamente superiore a quello flessibile.

Perciò è resistente agli urti ma anche agli agenti atmosferici.

Abbina un ottimo livello di trasparenza ad un costo contenuto.

E’ utilizzato maggiormente per realizzare espositori, lucernari, stand fieristici, display, vasche per settori chimici e galvanici e nell’arredamento.

Come il PVC flessibile non resiste alle alte temperature ed ha problemi anche a quelle basse .

E’ disponibile in lastre, tondi manicotti ma anche con profili quadri, esagonali, a “T”, a “U” e a “L” per realizzare anche canalette.

E’ un materiale plastico facilmente lavorabile, saldabile ed incollabile.

 

Colori: trasparente, avorio, grigio scuro, rosso e naturale.

E’ disponibile con spessori molto ridotti

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A presto!

PVC flessibile trasparente

Buongiorno, vediamo oggi il tecnopolimero denominato PVC flessibile trasparente.

PVC trasparente

E’ un materiale plastico ottenuto per estrusione piuttosto morbido.

Viene utilizzato per proteggere dalle intemperie le zone all’interno di portoni industriali.

Il polivinilcloruro trasparente, è un materiale che non resiste ai raggi UV e nemmeno alle alte temperature, però ha un’ottima resistenza agli agenti chimici.

E’ disponibile in lastre o strisce con spessori che partono da 1 mm a 5 mm ed è di colore trasparente azzurrato.

PVC trasparente 2

I formati disponibili sono:

Bobine PVC
Lunghezza: 20mt
Spessore: da 1 a 5mm
Altezza: da 200mm a 1.500mm

Colori: trasparente

Per  avere maggiori informazioni riguardo al PVC flessibile trasparente, ricevere la scheda tecnica di questo tecnopolimero o per lasciare un commento, registratevi al breve form qui sotto, sarò felice di rispondere ai vostri quesiti.

A presto!